lug02

Le verità terribili

Vanno invocate come un farmaco, in ogni tempo, in ogni luogo, le verità terribili. Soprattutto quando si esce da una riunione, da una conferenza, da una presentazione libraria, dalle sale di un cinema - dove la contiguità dei molti costringe a banalizzazioni, infingimenti e ottusità tali da non potersi più sopportare. Che qualcuno le dica, le dica sempre, come hanno fatto Nietzsche, George, Michelstaedter, i cattivi ragazzi di “Lacerba”, Spengler, Céline, Gómez Dávila e Caraco. E mille altri (no, forse di meno, ma i migliori), di nascosto dalla storia. E prima di loro Dioniso, il Dio dello sgomento e della rivelazione che atterrisce. Non il Dio dell’inquietudine, bestia moderna, male oscuro che fa impiccare le attricette. Dioniso, il Dio barbarico della forza devastante, delle verità biologiche, immorali, antimorali, superiori e intime all’uomo, che definiscono la sua natura.

Sarà chi si fa voce e boccaglio di queste verità il vero operatore del bene, non chi predica di tolleranza universale e di non aggressione, di permeabilità e di condivisione. Ne stanno morendo ogni giorno di bontà fasulla, di psicofarmaci, di alcol, di disperate sigarette e sconsiderato divertissement, più di quanti mai siano morti nelle azioni di guerra. Prima o poi (prima che le benzodiazepine, come cavallini berberi distorti in un incubo, ci portino via), il diritto andrà riformato, rivoluzione necessaria in philosophicis: e un capitolo essenziale da scrivere sarà quello che darà onorata cittadinanza alle verità terribili.