“L’odore di cose divine mette in fuga il mondo”
Mugola Bernard-Henry Levy, “noto filosofo e intellettuale francese” (sic sul Corsera), dal cognome evidentemente ‘partigiano’, riferendosi ai detti recenti del Presidente iraniano: “quel mélange di culto della forza e di ossessione della purezza altro non è: fascismo.” E finalmente ci riporta alla miglior anima del regime mussoliniano, quella taciuta e dissimulata dalla racaille sociale (tutta tesa ad addomesticare, a proprio uso e consumo, anche la migliore eresia politica del Novecento). E soffia sul fuoco della nostra passione per il fiero presidente Ahmadinejad, che solo al suo Dio vuole dar confidenza.
Levy passa per filosofo, sia pure nuovo. Ebbene, si analizzino filosoficamente le sue parole. Due idee, forza e purezza, gli sembrano rappresentare i contrassegni distintivi del fascismo. Lasciamo stare se si tratti di culto o di ossessione. Di là dalla deriva dei punti di vista, il fine del fascismo si sintetizzerebbe dunque in un’endiadi meravigliosa: forza e purezza. Ebbene, chi può sollevare obiezioni a un regime che fosse la semplice celebrazione di forza e purezza? Quali più alti ideali si dovrebbero inseguire? O è proprio la loro altezza l’obiezione necessaria?… Sennò, che pretesti escogitare per una critica? Perché se per la forza (che, tuttavia, è l’energia stessa della vita) si può dire che tenda a degenerare in arroganza, contro la purezza non esistono davvero argomenti filosoficamente decorosi. La purezza è l’idea delle idee - è ciò che è chiaro e distinto (ciò che è logica) - è ciò che è magnanimo e disinteressato (ciò che è onore) - è ciò che è privo di difetto, di guasto (ciò che è bellezza) - è ciò che eleva e mette le ali (ciò che è sapienza) - ciò che colma il cuore e lo infiora (ciò che è amore). La purezza copre e sintetizza tutto lo spettro dell’eccellenza umana e aumana, interiore ed esteriore, frutto di sottrazione ascetica o di lussureggiante tripudio. La sua unica colpa è quella di parlare una lingua lontana dal cicaleccio mondano, di cui non si può fare spaccio, che non si volge in moneta, che non fa gola al mercato globale e ai suoi avventori (disperatamente orfani dell’avventura). “L’odore di cose divine mette in fuga il mondo.”